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mercoledì, 05 marzo 2008
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Del deposito di mobili e altre storie (Esperienze di vita)
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Il deposito di mobili citato nel titolo è la realizzanda Paliddo home. Se per settimane intere è stata la quiete più totale, all'improvviso il mio cellulare ha iniziato a visualizzare numeri sconosciuti: erano i vari fornitori che mi segnalavano che i mobili ordinati erano arrivati. La cosa strana (o forse è la norma, non so...) è che della cucina (che doveva arrivare per prima) non si avevano notizie. Poche ore e si svela l'arcano: avevano chiamato la Paliddomamma. Si inizia con la cucina: uno dei fascioni battiscopa si è rotto durante il trasporto "Non si preoccupi, sono cose che capitano...". Sarà ma la cosa mi suona male. Iniziano il montaggio di mercoledì pomeriggio e capisco subito che si andrà per le lunghe. Ogni tanto gli addetti sparisco per ore e poi ritornano per lavorare si e no trequarti d'ora. Capisco che sto assistendo al gioco delle tre carte, ovvero stanno montando due cucine contemporanemente. Protesto con il fornitore che mi risponde "Dottore ma che dice..., stia traquillo mercoledì (otto giorni dopo l'inizio) finiamo". A titolo di cronaca non hanno ancora finito, certo si tratta di piccoli particolari ma non hanno ancora finito. E intanto gli altri scalpitano.
... continua
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Paliddo alle 19:20
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lunedì, 04 febbraio 2008
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Razza pericolosa (Pensierini)
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Ma perché gli architetti prima della funzionalità cercano l'estetica (che poi a noi poveri mortali incompetenti nel 90% dei casi non piace) ?
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Paliddo alle 08:34
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domenica, 03 febbraio 2008
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Sicuramente è finita un epoca (Motori e dintorni, Pensierini)
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Nei giorni scorsi se ne sono andati Marcello Sabbatini e Roberto Patrignani. Molto probabilmente questi nomi non dicono molto ai più ma per chi come me è cresciuto a "pane e motori" questi nomi sono molto familiari, ma soprattutto a questi due nomi sono associati due modi di vivere in maniera straordinaria la comune passione. Marcello Sabbatini è stato il direttore di Autosprint dalla metà degli anni 60 fino ai primi anni 80. Ha preso in mano un quindicinale che riportava classifiche di gare e qualche articolo e lo ha portato ad essere una delle testate specialistiche più apprezzate del panorama italiano e internazionale. La sua era una passione totale che lo portava ad avere ammiratori e detrattori, che lo portava a scrivere e fare giornalismo in un modo atipico, facendo cogliere dei fatti tutti i risvolti della medaglia, decisamente un modo di fare giornalismo molto diverso dal "politically correct" a cui siamo abituati in questi giorni. Dire chi era Roberto Patrignani a chi non lo conosce è difficile ma forse la maniera più facile è dire che era un motociclista che viveva la sua passione, passione che lo ha portato negli anni 50 a partecipare da pilota al motogiro e negli anni successivi a calcare le 'piste' del campionato italiano e mondiale (fra cui il mitico Mountain Circuit del Isola di Man, dove si svolgeva il Tourist Trophy), a compiere delle imprese epiche come il viaggio in solitario in Vespa da Milano a Tokyo nel 1964 o il viaggio da Città del Capo ad Asmara con un Dingo Cross della Moto Guzzi nel 1966 e altro ancora. Ma la cosa più bella è che questa straordinaria passione non la teneva per se ma si sentiva quasi in obbligo a trasmeterla agli altri, e da qui i suoi tanti articoli (fra cui ricordo con particolare piacere la rubrica "Resti fra noi" su motosprint - per inciso quest'ultima "creatura", nata per volere di Marcello Sabbatini) e libri. Sicuramente è finita un epoca.
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Paliddo alle 16:21
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venerdì, 11 gennaio 2008
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Proibizionismo e limitatori (Pensierini)
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Il Disegno di Legge n. 3014 in materia di tutela dei minori nella visione di film e videogiochi, attualmente all’esame della Commissione Cultura della Camera, propone di creare un Comitato nazionale con il compito di “controfirmare” la classificazione del videogioco attribuita a livello europeo dal sistema PEGI. Personalmente credo che non ci sia bisogno di una legge come questa. Il problema può essere efficacemente affrontato, da un lato facendo si che il sistema PEGI venga rispettato sia dai negozianti sia dagli acquirenti (spesso vedo un ragazzino dodicenne acquistare impunemente videogiochi in cui campeggia un bel "+18" nella totale indifferenza dei genitori e/o degli adetti alla cassa), dall’altro, che i genitori facciano il loro mestiere, facendosi coinvolgere nelle scelte e, nei limiti del possibile, nel gioco.
In Italia si continua a correre in auto e a morire per gli incidenti, nonostante tutor e patente a punti. Il ministro Bianchi crede che una soluzione al problema possa essere l'adozione di un limitatore elettronico della velocità. Personalmente mi sembra la solita soluzione sensazionalistica. Se é vero che in commercio ci sono auto sempre più veloci, é anche vero che i neopatentati (ma non solo loro...) spesso non hanno la minima nozione di come si guida e/o comporta un auto a velocità elevate e/o in condizioni limite. D'altro canto le infrastrutture sono sempre le stesse e spesso la manutenzione é decisamente carente. Non so da voi, ma delle mie parti non é infrequente che piuttosto che riparare una buca o un paracarro danneggiato, mettano un po di segnali di lavori in corso e abbassano il limite di velocità e il tutto rimane così per mesi, in attesa che qualcun ci vada a sbattere di nuovo (se non avviene di peggio, vedi Smart "infilzata" dal paracarro sulla Palermo - Catania qualche mese fà). La mia soluzione al problema? Piuttosto che fare vedere in televisione quello che resta delle auto coinvolte negli incidenti, facciamo vedere le ferite, le fratture, le ustioni, le invalidità permanenti e i pianti dei familiari. Quando andavo in giro con l'SH il migliore limite al dare gas era il pensare alla placca che ho al radio del braccio sinistro.
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Paliddo alle 18:08
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venerdì, 11 gennaio 2008
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Tristezza (Pensierini)
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Tristezza é scoprire che tre su quattro nipoti non amano leggere e che uno dei due maschi non sa come si scrive Porsche. Quasi quasi li diseredo
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Paliddo alle 15:36
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